martedì 28 ottobre 2008

sogno n.3

Venezia. Una numerosa mole di uomini e donne in fila ordinata, immobili lungo una calle, io sono tra loro.
L'acqua dai canali sale lenta e riempie la strada, il clima è agoniante e triste e umido come lo è Venezia. Si respira una silenziosissima desolazione.
"Moriremo tutti", pensiamo, alcuni lo mormorano sottovoce e soprattutto le donne più anziane, gli uomini perlopiù stanno a tacere, io ho molta paura ma aspetto come se dovesse d'un tratto compiersi un qualche miracolo.
L'acqua prosegue salendo, allora monto in groppa a quello che nella fila mi sta davanti, e la visuale si sposta più alta.
Li vedo tutti uomini e donne e paiono un lungo verme di stracci.
D'un tratto di fianco compare Carmelo. Mesmerico mesce povertà e sacralità. Improbabilmente me ne innamoro, lui mi osserva fascinante.
Estrae dal taschino una lettera e me la porge, mi dice: "E' per te".
Prima di leggerla lo guardo e gli chiedo:

"Come sapevi che mi avresti trovata?"

Lui non risponde, allora apro la lettera e leggo:

"Sapevo che saresti arrivata
sapevo che l'acqua ti avrebbe portata"

1 commento:

  1. ti comunico cordialmente che il finale è già una canzone dell'amor folle. roba degna del primo bertolucci o della poetica di olmi.

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