ebbene fatica non è vivere o morire
gli sforzi dichiarati dai passanti, dalle giovani donne
dagli uomini sottili dalle facce bianche
fatica non è l'aggressione vorace che senza pazienza divora
non impeto rabbioso
verso l'innocua animuccia
bensì
fatica ve lo dico io, è pedalare con la bici d'inverno!
lungo le righe di campi affogati di pioggia e vermacci
prima di toccare l'asfalto e via Cucca
quando le ruote si impiastricciano e il vento fa piangere un poco
questa è la grande fatica che io conosco
eppure quanto è bello ad un certo punto alzar la testa
dopo il broncio e la smorfia al mio fango
e scorgere immenso questo cielo rosato di campagna che mi sorprende
saturo e maturo dopo la pioggia
dove la luce è immacolata
sdraiata sui sette cipressi
giovedì 14 agosto 2008
tempo fa
apro la porta per salire le scale, di sopra ascoltano un jazz veloce e sottile, che sa di francia di periferia
di fanali sonnambuli e grossi vasi colmi di serpi, poi taxi de nuit e rose sulla bocca
ed io aprendo la porta
ho scambiato ancora una volta un vagito di sax
per l'urlo costante e scostante del mio gatto affamato
ché queste sono le imposizioni sonore della mia casa
gatto e jazz
il primo è morboso, ossessivo, accusante
dal ventre risale acutissimo e perlopiù suona di denti, ha il tono del ghigno
il secondo è sempre lontano perché arriva dall'altra stanza
attenuato e sensuale come se qualcuno si amasse
e mi capita di pensare al giorno in cui me ne andrò da qui, che spazi saranno, che aria sarà,
senza più il jazz,
senza più il gatto
(ora i coinquilini sono spariti e così anche il jazz, e il povero gatto mi abbandonò un giorno di qualche mese fa. che muri sono chi ancora lo sa.)
di fanali sonnambuli e grossi vasi colmi di serpi, poi taxi de nuit e rose sulla bocca
ed io aprendo la porta
ho scambiato ancora una volta un vagito di sax
per l'urlo costante e scostante del mio gatto affamato
ché queste sono le imposizioni sonore della mia casa
gatto e jazz
il primo è morboso, ossessivo, accusante
dal ventre risale acutissimo e perlopiù suona di denti, ha il tono del ghigno
il secondo è sempre lontano perché arriva dall'altra stanza
attenuato e sensuale come se qualcuno si amasse
e mi capita di pensare al giorno in cui me ne andrò da qui, che spazi saranno, che aria sarà,
senza più il jazz,
senza più il gatto
(ora i coinquilini sono spariti e così anche il jazz, e il povero gatto mi abbandonò un giorno di qualche mese fa. che muri sono chi ancora lo sa.)
sabato 2 agosto 2008
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